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Ass. Signorino

Aggressioni alla polizia municipale del Comune di Messina

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Di fronte all’ennesimo atto di aggressione subito dalla polizia municipale il Sindaco e la Giunta comunale esprimono solidarietà e vicinanza al commissario Biagio Santagati, all’ispettore Cosimo Peditto ed all’agente Daniela Cipitì, che nello svolgimento del loro compito di controllo per il rispetto della legalità sono finiti in una vera e propria “imboscata” organizzata da ambulanti illegali che con atteggiamento violento e malavitoso li hanno colpiti con calci e pugni.

La città è stanca di aggressioni che si ripetono da parte di chi non vuole rispettare le regole. Comportamenti a volte violenti, altre volte sprezzanti, arroganti e minacciosi nei confronti di chi svolgendo con coscienza il proprio dovere, stava multando e sequestrando la merce esposta e venduta in maniera illecita.

La polizia municipale è sempre in prima linea a combattere contro tutte le trasgressioni delle regole del vivere civile e paga troppo spesso le conseguenze del proprio impegno  anche con danni fisici e morali. L’amministrazione denuncerà e contrasterà come sempre e con tutte le modalità questi atti di prevaricazione, ma è altrettanto importante che non ci sia nessun tipo di giustificazione e che la città risponda compatta. Tutte  le Istituzioni dovranno  intervenire in maniera coordinata perché possa ritornare in città un clima di serenità e di rispetto delle persone e delle regole.

il sindaco di Messina
Renato Accorinti

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UNA PROSPETTIVA STRATEGICA PER MESSINA, CITTA’ METROPOLITANA

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Il convegno dedicato alle “città metropolitane e resilienti” svoltosi giovedì scorso è stato l’occasione per aprire un dibattito sul futuro di Messina. Si tratta di un argomento fondamentale per la nostra amministrazione. I primi due anni di attività sono stati dedicati alle emergenze, alla necessità di misurare la dimensione delle problematiche gestionali e finanziarie che hanno portato la città sull’orlo del dissesto, alla possibilità di costruire strumenti che evitassero questo scenario. A quasi metà del mandato è ora il momento di assumere con forza il timone della prospettiva, di definire la visione di un futuro che trasformi Messina da città “declinante” in città “rinascente” o, per restare nel tema del convegno, “resiliente”.

Quale è la città che vogliamo? Su quali linee fondanti si basa la Messina futura? Quali sono le risorse da valorizzare in prospettiva? Il confronto che si è sviluppato, con la presenza del Direttore Generale del Ministero dell’Economia e già Ministro dello Sviluppo Economico, Fabrizio Barca, è servito a riprendere questi temi, che – partendo dalla prospettiva urbanistica – vogliamo rilanciare nel dibattito cittadino. E il momento è centrale, alla vigilia di importanti scelte strategiche che incidono sugli scenari futuri di sviluppo del nostro territorio.

Cinque sono le direttrici principali, tra esse strettamente interconnesse, su cui modulare la prospettiva della nuova città: 1) il rapporto col mare; 2) il rispetto del territorio e della natura; 3) la qualità urbana; 4) la prospettiva metropolitana di Messina; 5) l’offerta di innovazione, con particolare attenzione ai giovani. Lanciamo, anche in continuità coi contenuti del convegno, qualche spunto di riflessione su ciascuno di questi punti, da orientare a interventi concreti per la crescita della città.

Primo: Messina e il mare. Messina “nasce” dal mare, è città di mare e, nel bene e nel male, il suo sviluppo è strettamente connesso all’evoluzione delle attività legate al mare e alla navigazione. Nel corso dei secoli il porto ha accompagnato il ciclo economico di Messina; negli ultimi 50 anni, tuttavia, il declino della città si è associato all’incremento di pressione “esterna” subita dalla città per effetto dell’attraversamento dello Stretto e, in particolare, della localizzazione degli approdi che ha determinato Inquinamento atmosferico e acustico, incremento della congestione e del costo-tempo per gli spostamenti interni, caduta della qualità della vita e perdita della capacità relazionale, a seguito dell’aumento esponenziale del traffico veicolare (sia pesante che leggero) che si aggiungeva alla crescita degli spostamenti interni in città. L’assenza di alternative strutturali di adeguata capacità e validità tecnica ha reso poco efficaci i tentativi di difesa del territorio realizzabili in via amministrativa. Allo stesso tempo, come e più che in altri casi di città “portuali”, Messina ha un rapporto negato con il mare, che va invece riconquistato per recuperare l’identità della città e la sua qualità. Strategici sono, in questa direzione, due obiettivi che devono calarsi nel nuovo disegno urbano della città: il porto di Tremestieri (che ha lo scopo di liberare in maniera strutturale la città dal traffico “innaturale” dell’attraversamento) e il recupero del fronte-mare, che richiede il completamento della progettazione del PIAU e la costruzione di una reale accessibilità alla linea di costa, ottenibile con scelte coraggiose come può essere, ad esempio, l’interramento dei fasci ferroviari sulla direttrice ionica.

Secondo: Rispetto del territorio e della natura. I disastri di Giampilieri, Scaletta, Saponara e (in ottica metropolitana) Barcellona e Milazzo dimostrano che l’invasione antropica degli spazi reclamati dall’ordine naturale è un atto scellerato, che pone a rischio la vita stessa dei cittadini e che determina costi elevatissimi di intervento ex-post. Nel determinare lo sviluppo del tessuto urbano, occorre in primo luogo rispettare la natura, mantenere ad essa i necessari spazi di sfogo, limitare (o ridurre) la cementificazione. Una città “resiliente” impara a riprogettarsi in maniera coerente con l’ordine naturale, si dota di regole e normative capaci di prevenire i disastri (la prevenzione è molto meno costosa della “riparazione”). Con la variante di salvaguardia, Messina si è posta all’avanguardia della tutela dei suoli e del territorio e ha avviato un percorso virtuoso che non deve essere interrotto. Il nuovo PRG dovrà dare attuazione al principio del risparmio del suolo e alcuni interventi attesi da decenni (come l’avvio dei lavori per il “parco urbano” di Casa Nostra) mostrano che anche la “decostruzione” e il recupero del territorio sono attività produttive su cui l’edilizia lavora e prospera. Ciò non significa rinunciare all’edilizia costruttiva e, infatti, l’amministrazione ha deliberato una riduzione degli oneri concessori che ha consentito il riavvio dell’attività edilizia, con un incremento di gettito (il 70% in più su base semestrale) dovuto al fortissimo incremento di domande di concessioni. Significa però gestire l’edilizia nel rispetto del territorio, favorendo la riconversione, il riuso, ed evitando il consumo dei suoli. Edilizia e salvaguardia del territorio sono obiettivi compatibili di una città “resiliente”.

Terzo: La qualità urbana. Liberata dai flussi veicolari aggiuntivi, la nuova città dovrà proporre modelli sostenibili di mobilità urbana, con l’incremento degli spazi dedicati alla ciclabilità e alla  pedonalizzazione, l’aumento degli spazi verdi, la riduzione del traffico. Strategica in questa direzione è la politica del trasporto pubblico locale. L’incremento dell’offerta (già programmato e avviato) potrà incoraggiare l’abbandono del trasporto privato e personale (un uomo-una macchina) in favore del trasporto collettivo. E parte fondamentale della strategia dell’incremento della qualità urbana è il miglioramento della gestione del ciclo dei rifiuti. L’avvio della raccolta “porta a porta” e la realizzazione di una piena infrastrutturazione, come è noto, sono stati già programmati e avviati e potranno dare tangibili risultati sia nel medio che nel lungo periodo.

Quarto: La prospettiva metropolitana.  L’istituzione della città metropolitana consente di superare una antica, quanto apparente, antinomia di prospettiva: quella che vuole Messina costretta a scegliere tra una vocazione di apertura alla Calabria e una prospettiva di connessione strategica con l’entroterra tirrenico. In realtà la prospettiva metropolitana definisce un territorio vasto quanto la ex provincia, ma potenzialmente connesso alla transregionalità. La città metropolitana di Messina potrà articolare la sua strategia di sviluppo facendo leva sul policentrismo e sulla differenziazione territoriale. Le diverse funzioni, differentemente distribuite sul territorio, possono determinare plurimi fattori di attrazione di risorse esterne (turismo, industria, agricoltura, logistica, conoscenze e innovazione), con la possibilità di distribuire in maniera uniforme opportunità e sviluppo. Allo stesso tempo la città metropolitana di Messina è naturalmente aperta alla relazione con la gemella Reggio Calabria, nella prospettiva dell’area metropolitana dello Stretto. Siamo nella condizione di poter sviluppare un sistema formidabile di portualità, dove i primi due porti per traffico passeggeri (e torniamo al primo punto) potranno fare sistema col primo porto per traffico Container del Mediterraneo, con l’infrastruttura portuale di Milazzo-Giammoro (a servizio della produzione industriale) e con il porto di Tremestieri. Occorrerà inserire nel “Masterplan” degli investimenti infrastrutturali del Paese la realizzazione della “piastra logistica” di Tremestieri per porre a frutto la posizione di Messina nelle rotte intercontinentali, facendo in modo che le merci in transito non si limitino a “passare”, ma si fermino per subire in loco ulteriori lavorazioni di perfezionamento, certificazioni e packaging, creando economia. Naturalmente (ed è questo il dibattito di questi giorni) la scelta strategica sull’Autorità Portuale può, in questa direzione, rivelarsi cruciale. Su questo punto è bene essere chiari. Uno dei problemi che ha causato il disastro nazionale (e cittadino) è determinato dal continuo anteporre l’interesse privato a quello collettivo, la valutazione di opportunità a quella strategica. Non possiamo continuare su questo registro. Non si può scegliere un assetto strategico in base alla possibilità o meno di eleggere questo o quel candidato alla presidenza. Occorre valutare con serietà le reali prospettive offerte dalle alternative in campo. E, in questa ottica, l’Autorità dello Stretto ha una potenzialità di sviluppo e una logica economica assolutamente prevalente rispetto a ogni possibile alternativa.

Quinto: Messina e i giovani. La risorsa di gran lunga più importante su cui puntare per avviare un virtuoso processo di sviluppo è costituita senza dubbio dai giovani. Messina deve riuscire a offrire opportunità, spazi, concrete vie per far sì che la creatività e l’ingegno dei suoi giovani possano trovare espressione nel territorio. La città offre già ottime opportunità di formazione e di espressione nel campo della crescita del sapere. L’Università e gli Istituti pubblici di ricerca sono punti di riferimento importantissimi e riconosciuti in campo nazionale e internazionale. In occasione del bando “Smart & Start” è stato definito un protocollo di intesa tra Comune, Università, associazioni datoriali per l’attivazione di un servizio dedicato allo sviluppo delle idee di impresa. Formazione e risorse culturali sono gli asset di maggior rilievo che devono essere sviluppati per le nuove generazioni, iniziando dall’infanzia.

Una città nuova, vivibile e vitale, innovativa, dinamica. È su questo progetto che occorre costruire una alleanza istituzionale tra tutti gli attori dello sviluppo in città. Dobbiamo tutti sentirci chiamati a una collaborazione attiva su programmi, progetti concreti, azioni per costruire il futuro di Messina.

Guido Signorino

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Non c’è nessun giallo in merito alla nota del Ministero sul piano di riequilibrio

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NOTA DEL VICESINDACO SIGNORINO SULLA ULTERIORE RICHIESTA ISTRUTTORIA PER IL PIANO DI RIEQUILIBRIO DA PARTE DEL MINISTERO DELL’INTERNO

In merito alla ulteriore richiesta istruttoria per il piano di riequilibrio finanziario da parte del Ministero dell’Interno, il vicesindaco Guido Signorino precisa: “Non c’è nessun giallo in merito alla nota del Ministero sul piano di riequilibrio. Questa è pervenuta il 12 ottobre; venuto a conoscenza del suo contenuto, nella stessa giornata ho incaricato per le vie brevi il Dirigente dell’Area Finanziaria di notificarla alla Presidenza del Consiglio e al Collegio dei Revisori, trovandomi io fuori sede nel seguente giorno di martedì per missione istituzionale. Raggiunto telefonicamente dal Presidente del Collegio dei Revisori il 13 sera, ho discusso con questi del suo contenuto, esponendoglielo in maniera dettagliata. Allo stesso modo, rientrato a Messina il 14, ne ho esposto il contenuto al presidente della prima commissione e a tutti coloro (giornalisti inclusi) che me ne hanno fatto richiesta. Il Dirigente (afflitto da problemi di salute) ha ritenuto, prima di estendere la nota alla Presidente del Consiglio e al Collegio dei Revisori, di corredarla di un commento. La nota è consegnata assieme a questo chiarimento. E, come si capisce, non costituisce di per sé alcun giudizio (né “dolente”, né “favorevole”) sul piano di riequilibrio. Prendendo atto di un “disavanzo tecnico” (correttamente definito “modesto”), invita a valutarne eventuale inserimento nel piano. Questa operazione può non essere necessaria, né necessariamente conveniente, per il Comune. Il “disavanzo tecnico” (che non va confuso con l’avanzo di esercizio del bilancio 2014, che sarebbe di per sé pienamente in grado di sostenerlo), è pari ad € 1.780.842,45 e risulta dal “riaccertamento straordinario” dei residui attivi e passivi dell’ente.
È necessaria una delibera consiliare che ne indichi le modalità con cui si intende recuperarlo; la legge rende possibile riassorbirlo in un periodo trentennale. Nel caso di specie, questo avrebbe impatto sui bilanci comunali per meno di 60.000 euro l’anno. Tuttavia, per poter predisporre la delibera, il riaccertamento deve essere asseverato dai revisori e, al momento, revisori e ragioneria stanno procedendo a una valutazione congiunta della sua consistenza. La delibera per il suo riassorbimento potrà essere predisposta solo a conclusione di questa revisione. Il Ministero ha ritenuto che, non essendo intervenuto un atto di Consiglio, l’importo avrebbe potuto essere inserito come ulteriore e aggiuntiva passività nel piano di riequilibrio e ha invitato a voler procedere, solo ed esclusivamente per questa voce aggiuntiva, a rimodulare il piano di riequilibrio.
Allo stesso tempo, però, il Ministero ha ritenuto opportuno invitare il Comune a operare una “rielaborazione ricognitiva” del piano che “ne attualizzi i valori in ragione dell’attività espletata”. Questa espressione sembra indicare che, data l’attività di implementazione del piano (accordi coi creditori, evoluzione del contenzioso,…) condotta dall’ente dopo l’approvazione del documento, alcune voci inserite nel piano potrebbero aver modificato il proprio valore (ad esempio, per l’esito positivo di un giudizio che riduce un importo, oppure per un esito negativo che lo incrementa). La nota conterrebbe dunque un invito a rivedere questi valori, portandoli alla loro consistenza attuale. Se così fosse, il piano potrebbe ridurre il suo impatto, anziché appesantirsi”.

qui la nota del Ministero: http://www.stampacomunemessina.it/gestione/allegati/ministero_interno.pdf

(fonte http://www.stampacomunemessina.it/ )

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Siglata la bozza di transazione tra Comune, Messinambiente, Ato3

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Dopo un lungo periodo di gestazione, le società partecipate Messinambiente e Ato3 hanno sottoscritto la bozza di transazione che regola i rapporti economici tra le aziende e tra le stesse e il Comune, annullando tutti i contenziosi in corso. La base economica per la transazione è definita dal piano di riequilibrio del Comune, che ha censito le esposizioni delle società partecipate. Su questa base risulta possibile chiudere le partite debitorie e avviare la liquidazione delle società, stanti anche le varie reciproche concessioni in merito a interessi rivendicati, a oneri vari, a compensazioni ed economie di tipo “reale” (ad esempio, l’utilizzo delle risorse strumentali, la disponibilità di stabili o di infrastrutture, ecc.). Il perimetro finanziario di questo accordo è stato definito con la seconda versione del piano di riequilibrio, anche dietro le indicazioni fornite dal Collegio dei revisori dei conti del Comune in merito ai valori da appostare nel piano stesso.

A seguito del nostro insediamento abbiamo trovato una condizione nella quale la gestione del ciclo dei rifiuti era caratterizzata da due elementi strutturalmente orientati alla generazione di debito pubblico: 1) uno squilibrio strutturale tra costi e ricavi nella gestione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani e (più in generale) dell’igiene urbana e della manutenzione del verde; 2) esperienze di gestione del bilancio comunale e dei bilanci aziendali nelle quali venivano approvati piani di costo non coerenti e venivano garantiti finanziamenti nel bilancio di previsione, salvo determinarne pesanti decurtazioni in fasi avanzate dell’anno (settembre, novembre), quando la riduzione delle spese avrebbe determinato la sospensione del servizio essenziale della raccolta e smaltimento dei rifiuti in città. La qualità del servizio, peraltro, aveva raggiunto livelli minimi e inaccettabili. Era necessario creare una cesura tra un passato ingestibile e la necessità presente di riorganizzare il ciclo della gestione dei rifiuti.

L’arrivo di Alessio Ciacci ha consentito di avviare una stagione di innovazione strutturale, con riorganizzazione dell’azienda e definizione di nuovi obiettivi. La riduzione di sprechi, l’introduzione di nuovi sistemi di approvvigionamento, il contenimento di alcuni costi, l’avvio della raccolta differenziata e gli ottimi risultati raggiunti in questo campo sono di grande importanza, tenuto conto delle difficoltà crescenti, legate anche alle incertezze circa il sistema delle discariche e all’inesistenza di una seria politica infrastrutturale regionale in materia.

L’accordo siglato ieri è un traguardo storico che raccoglie il frutto di un lungo e intenso lavoro di valutazione condivisa tra Comune e aziende (particolarmente complesso dato il livello di contenzioso esistente tra le società) e si inserisce nel processo di ristrutturazione del sistema delle partecipate che sostiene l’avvio della nuova fase della gestione dei servizi a Messina.

Dopo aver definito la scelta economica di procedere ad affidamento del servizio con modalità “in house providing” col piano di intervento ARO (adottato dalla giunta ancora nel novembre 2014 e approvato dalla Regione nel maggio scorso), sono state valutate due opzioni: costituzione di nuova società o affidamento del servizio a società esistente. A seguito della variazione statutaria di AMAM intervenuta la scorsa settimana, in linea con l’orientamento del Governo mirante a ridurre e razionalizzare le società partecipate, l’amministrazione ha valutato le economie gestionali derivanti dall’accorpamento dei servizi e propone di procedere affidando ad AMAM i servizi ambientali, la gestione di impianti (l’impianto per il trattamento della raccolta differenziata di Pace), la manutenzione del verde e altri servizi connessi alla gestione delle acque e dell’igiene urbana. Il trasferimento per mobilità interaziendale del personale impiegato in ATO e nel “cantiere Messina” di Messinambiente consentirà ad AMAM di superare la criticità della carenza di personale, mentre i servizi aggiuntivi conferiranno le risorse necessarie a sostenere le spese senza determinare squilibri finanziari.

Consentendo di operare la separazione piena tra passato e presente, la transazione siglata ieri è un tassello fondamentale sia per il riequilibrio finanziario del settore pubblico a Messina che per la ristrutturazione complessiva delle partecipate e dei servizi.

Guido Signorino

 

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CONTENZIOSO, DISTRIBUZIONE DEL GAS, ALIENAZIONE CASERMA VIGILI DEL FUOCO: SI CONSOLIDA IL PIANO DI RIEQUILIBRIO DEL COMUNE DI MESSINA

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“Dopo l’invio al Ministero dell’Interno della revisione del piano di riequilibrio che ha seguito alcune osservazioni della Commissione, si sono verificate circostanze che ne sostengono la solidità”.
E’ quanto sottolineato dal vicesindaco e assessore alle Politiche Finanziarie, Guido Signorino.
“Queste circostanze – evidenzia il vicesindaco – sono collegate all’evoluzione del contenzioso ”passivo” e delle transazioni; alla maturazione di risorse previste nel piano ma prudenzialmente non inserite con quantificazione puntuale nel quadro risorse-impieghi e indicate quali misure di supporto; agli sviluppi del piano delle dismissioni. In particolare si sono conclusi favorevolmente per l’ente almeno cinque giudizi relativi a pretese nei confronti del Comune.
Il più rilevante riguarda il project financing per il centro commerciale sulla Panoramica dello Stretto presso le cave di sabbia di Pace. Su un valore presuntivo di circa 15 milioni, era stato istituito un fondo rischi per il 50% della somma (7,5 milioni circa). Il valore potrebbe essere integralmente stralciato, ma il possibile ricorso al CGA consiglia di mantenere un fondo di entità dimezzata.
Nel complesso, tra giudizi favorevoli, crediti estinti e conclusione di accordi transattivi, la massa debitoria si è ridotta per oltre 6 milioni di euro. Il piano prevedeva, fin dalla sua prima versione, due ulteriori misure definite ”aggiuntive” e prudenzialmente non inserite tra le risorse esplicitamente quantificate: le risorse attese da giudizi ”attivi” per l’ente e l’adeguamento della normativa regionale alle disposizioni nazionali in materia di concorrenza per l’affidamento della distribuzione del gas, un intervento da tempo sostenuto dall’Amministrazione presso la Regione.
Sul primo fronte, due sentenze nel frattempo maturate determinano per l’ente il recupero di risorse per oltre 2,5 milioni; sul secondo versante, la Legge di Stabilità della Regione Siciliana (L. R. n. 9 del 7 maggio 2015) consente al Comune di mettere a gara il servizio, chiedendo (in linea con la normativa nazionale) un immediato canone all’attuale gestore. I proventi attesi nel periodo del riequilibrio sono stimabili in circa 22 milioni di euro.
Nelle settimane scorse – sottolinea Signorino – dopo un anno di ”stallo” nel perfezionamento dell’operazione di acquisto della Caserma dei Vigili del Fuoco da parte del Ministero dell’Interno, in risposta alle sollecitazioni dell’Amministrazione, nella struttura di via Salandra, si è svolto un incontro presenti l’ing. Guido Parisi, direttore generale per le risorse logistiche e strumentali al Ministero; il direttore regionale ed il comandante provinciale; il vicesindaco Guido Signorino; l’assessore al Patrimonio, Sebastiano Pino, e del dirigente, ing. Maurizio Castronovo.
A seguito della riunione, l’ing. Parisi ha inviato (lo scorso 29 giugno) comunicazione che conferma la copertura finanziaria per l’acquisto secondo il valore stimato (4,3 milioni, da pagarsi in cinque rate dell’importo di 860.000 euro ciascuna a partire dal 2015). Nelle prossime settimane verranno perfezionati gli atti relativi alla vendita della struttura.
Questa operazione copre oltre il 50% dei ricavi previsti per le alienazioni e garantisce il flusso programmato per i primi cinque anni del piano di riequilibrio. Per conseguenza – conclude il vicesindaco e assessore alle Politiche Finanziarie – la sostenibilità del piano di riequilibrio appare accresciuta per ameno 30 milioni di euro e una parte rilevante delle risorse previste col piano delle alienazioni appare già consolidata”.

(fonte http://www.stampacomunemessina.it/ )

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IL SINDACO ACCORINTI ED IL VICESINDACO SIGNORINO OGGI A ROMA AL SEMINARIO ”START CITY” DELLE CITTA’ METROPOLITANE

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“Le funzioni di centralità amministrativa non possono essere sottratte ai capoluoghi delle Città Metropolitane”.
Lo hanno ribadito il sindaco, Renato Accorinti, ed il vicesindaco, Guido Signorino, nel corso della riunione dei sindaci delle Città Metropolitane, svoltasi stamani a Roma, nella residenza del Ministero degli Esteri, riferendosi in particolare alla necessità di mantenere in tutte le Città Metropolitane Corti d’Appello, Camere di Commercio, sedi della Banca d’Italia. La riunione, tenutasi a Villa Madama, ha preceduto il seminario “Start City”, organizzato dall’Anci in collaborazione con lo Studio Ambrosetti e Intesa San Paolo, sul ruolo delle Città Metropolitane come traino istituzionale dello sviluppo dei territori.
Nel corso del ristretto convegno è emerso che tutte le Città Metropolitane, malgrado la crisi finanziaria che riguarda la più gran parte dei comuni capoluoghi (da Napoli a Torino, a Catania, a Reggio Calabria, a Venezia, a Messina), già attualmente hanno tassi di crescita, produzione di conoscenze, attrazione di investimenti maggiori della media nazionale.
Nei Comuni delle 14 Città Metropolitane si concentra il 37 per cento della popolazione ed oltre il 50 per cento del Pil nazionale. Il seminario è il secondo step del progetto “Start City”. Nella riunione mattutina dell’Advisory Board, i sindaci delle Città Metropolitane hanno incontrato i consulenti per definire le linee fondamentali per la pianificazione strategica delle Città Metropolitane. E’ stata quindi evidenziata la necessità di fare squadra esaltando le differenze di ciascuna città e di selezionare le politiche fondamentali: rigenerazione urbana, protezione del territorio, risparmio di suolo, cambiamento climatico, solidarietà sociale.
Le Città Metropolitane possono perseguire queste finalità, nell’ambito di funzioni ben definite e attribuite con carattere di esclusività. Come sottolineato dal sindaco Accorinti e dal vicesindaco Signorino, l’eterogeneità delle esperienze locali deve essere interpretata come ricchezza e risorsa per lo sviluppo, in un quadro che conservi l’identità locale nell’ambito di una visione condivisa nazionale.
Nel pomeriggio il meeting è proseguito con la presenza dei ministri, degli Affari Esteri, Paolo Gentiloni, del Lavoro, Giuliano Poletti, e del presidente della Cassa Depositi e Prestiti, Franco Bassanini, proponendo un confronto dei sindaci con esponenti della finanza e dell’industria, moderato dal direttore del Corriere della Sera, Francesco De Bortoli.
La business community ha confermato che le Città Metropolitane saranno (e già sono) il punto di riferimento per la destinazione degli investimenti. Occorre però realizzare infrastrutture, anzitutto sociali e tecnologiche, anche perché la più grande opportunità delle Città Metropolitane è la costruzione di una reale “comunità”. Questo senso di aggregazione sociale, che definisce l’identità del territorio, rende realmente attrattivo il contesto metropolitano. “Messina – hanno concluso il sindaco Accorinti e il vicesindaco Signorino – aperta al suo entroterra e al suo interfaccia calabrese, costruisce la sua identità spendendosi sulla logistica internazionale (trasporti via mare, porto), sull’attrattività turistica e sulla crescita delle conoscenze.
Lo sviluppo del territorio (industria, terziario, amministrazione) va costruito come espressione di queste vocazioni, investendo risorse in queste direzioni. Il progetto della piattaforma logistica di Tremestieri, la valorizzazione delle attrattività territoriali e lo sviluppo del sistema della ricerca e dell’innovazione (Università, CNR) sono le infrastrutture materiali ed immateriali su cui il territorio crescerà.
Ruolo della politica è garantire la realizzazione delle opere e la tutela di tutte le fasce della popolazione. Dobbiamo avere il coraggio e la forza di coniugare la produzione della ricchezza con la costruzione della comunità, la qualità dei servizi con la custodia dell’anima dei popoli e delle persone, superando gli egoismi, perché con le Città Metropolitane o vinciamo tutti insieme o perdiamo tutti insieme. Dobbiamo mettere al centro di tutto il senso dell’umanità”.

(fonte http://www.stampacomunemessina.it/ )

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APPROVATO DALLA GIUNTA LO SCHEMA DEL BILANCIO CONSUNTIVO 2014 DEL COMUNE DI MESSINA

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E’ stato approvato dalla Giunta, lo scorso venerdì 26, lo schema del bilancio consuntivo 2014 del Comune di Messina. “Tornano in attivo dopo tre anni consecutivi di ”rosso” – assicura il vicesindaco e assessore alle Politiche Finanziare Guido Signorino – i conti del Comune.Da -3,3 milioni nel 2011, -2,4 milioni nel 2012, -2 milioni nel 2013, il bilancio passa a un saldo attivo per + di 9,9 milioni nel 2014 di avanzo ”libero”.
È il risultato più appariscente del consuntivo 2014 predisposto dalla Ragioneria e approvato dalla Giunta venerdì 26, che testimonia la svolta intervenuta nella gestione dell’ente.
A ciò si accompagna il conseguimento di risultati strutturali molto positivi. Il patto di stabilità è stato rispettato e otto parametri di deficitarietà strutturale su nove applicabili sono in equilibrio e al di sotto dei valori di soglia. Anche le maggiori criticità ”fondamentali” storicamente rilevate dalla Corte dei Conti mostrano evidenti segni di miglioramento.
La capacità di riscossione sui residui attivi, calcolata in base alle tabelle della Ragioneria sui Titoli I, II e III, passa dal 30-31% del 2011-2013 al 43% del 2014 e le ”Maggiori entrate” sulle annualità pregresse (ossia l’emersione di base imponibile “sommersa”), passano da 44.000 euro del 2012 a 1,8 milioni del 2013, a 3,9 milioni nel 2014.
Ancora in merito alla ”zavorra” dei residui (attivi e passivi) ci sono state importanti azioni, sia di bilancio che di valutazione. Nel 2014 sono stati riscossi 87,4 milioni di residui attivi ed effettuati 91,5 milioni di pagamenti sui residui passivi. Inoltre, a seguito dell’accurato lavoro di riaccertamento operato da ciascun dirigente anche in applicazione delle nuove normative di bilancio, sono stati eliminati quasi 19 milioni di residui attivi (il 6,4% del totale) e circa 25 milioni di residui passivi (l’8,5% del totale). Il ricorso all’anticipazione di tesoreria – evidenzia Signorino – si è ridotto di 40 milioni rispetto al 2013 e la tendenza al calo è confermata nel 2015: nel primo quadrimestre 2013 si erano avute anticipazioni per 65 milioni, ridotte a 49 milioni nel 2014 (-16 milioni) e a 41 milioni nel 2015 (ulteriore riduzione di 8 milioni), sebbene pesi in questo periodo la restituzione di 15 milioni al Ministero dell’Interno disposta nel dicembre 2014.
La riduzione del ricorso all’anticipazione è mostrata anche una altro dato: i giorni di mancato ricorso alla tesoreria che nel 2013 erano stati pari a zero, sono stati 13 nel 2014 e 38 nel solo primo quadrimestre 2015: il triplo dell’intero 2014. Il frutto di questa miglior gestione della cassa è un risparmio di circa 200.000 Euro (oltre il 27%) di spesa in conto interessi.
Tutto ciò non è stato raggiunto rallentando i tempi di pagamento che, anzi, sono stati velocizzati sia rispetto al 2013 che rispetto alla media nazionale, visto che la città di Messina ha raggiunto già nel 2014 l’obiettivo posto dalla legge per il 2016, con un “indice di tempestività” ponderato (più corretto sarebbe dire “indice di ritardo”) pari a 28 giorni, a fronte di un valore di legge pari a 90 giorni per il 2014, 60 giorni per il 2015, 30 giorni per il 2016. La solidità di questi risultati è attestata anche dal saldo di cassa: al 31 dicembre 2014 il “conto in banca” del Comune non solo non era in rosso, ma aveva un attivo di oltre 7 milioni di euro.
La buona notizia è che nel 2015 si può puntare all’avvio di una riduzione della pressione fiscale per i cittadini, sostenuta anche da una maggiore incisività del contrasto all’evasione fiscale (come mostrano, tra altri, anche i dati sopra esposti), che può sostenere il rilancio dell’economia locale. Aver ridotto gli oneri concessori, premiando il risparmio energetico e differenziando le zone urbane, ha sostenuto l’attività edilizia con un incremento per lo meno del 30%, visto che a fronte della riduzione dell’imposta si è registrato un aumento del 22% degli introiti nel primo trimestre 2015.
Allo stesso modo, anche la TARI (che dovrà essere interamente emessa nel 2015), dovrebbe ridursi per complessivi 2 milioni rispetto all’ammontare del 2014, che scontava già una riduzione di mezzo milione rispetto al 2013.
Naturalmente c’è ancora ampio spazio di miglioramento e ci sono criticità sulle quali lavorare con impegno e determinazione: dall’incremento della lotta all’evasione, alle entrate extratributarie, al potenziamento delle attività di riscossione, anche per ottenere nel modo più efficace l’obiettivo di “ripulire” il bilancio dalla scoria dei “residui”: una montagna di carta che, al pari dei debiti da finanziare con il piano di riequilibrio, intossica la finanza dei Comuni. I risultati conseguiti col consuntivo 2014 – conclude il vicesindaco – confermano, però, che la strada intrapresa (responsabilità nella spesa, lotta all’evasione, riduzione della pressione fiscale) è quella giusta, che offre finalmente una prospettiva per uno sviluppo economico della città che sia sostenibile ed equo”.

(fonte http://www.stampacomunemessina.it/ )

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Referto della corte dei conti sul rendiconto 2013

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La deliberazione della Corte dei Conti sul rendiconto 2013 esprime valutazioni (ovviamente e per dichiarazione esplicita) limitate a quell’esercizio.
Chi, nel leggere il documento, non contestualizza e non coglie il limite temporale sul quale il giudizio è espresso, estendendo i rilievi al presente, compie un errore di prospettiva. Il referto tiene debito conto delle risposte dell’ente, le quali non potevano che dare atto degli elementi di grave criticità riscontrati nel 2013, fornendo al contempo informazioni circa le azioni messe in campo per migliorare il quadro gestionale dell’ente. In altri termini, nessuno intendeva (né intende) ridimensionare le criticità del rendiconto; si sono invece offerte alcune precisazioni di ordine tecnico, evidenziando anche gli sforzi e i progressi compiuti dal Comune nel tempo seguente.
Ci sembra che la Corte, nel dare atto di una “piena consapevolezza” dell’ente circa la “conclamata e persistente [al 2013] condizione di gravissima crisi strutturale”, abbia accolto con apertura questa impostazione, definendo le risposte “molto articolate e puntuali” e rilevando che esse “tendono a dare contezza delle iniziative responsabilmente intraprese dall’ente per affrontare i gravissimi fattori di precarietà del bilancio, e dei miglioramenti conseguiti soprattutto nell’esercizio successivo a quello preso in esame”.
La Corte tuttavia chiarisce che tale attività “non è, comunque, oggetto del presente controllo” e, “prendendo atto dell’asserzione dell’ente circa l’incipiente miglioramento di taluni indici finanziari”, precisa che “ciò formerà oggetto del controllo finanziario sul rendiconto 2014”. Con ciò intendendo che il giudizio contenuto nella deliberazione è (e deve essere) limitato alla gestione dell’anno 2013 e non può essere esteso ad una valutazione delle attività seguenti e attualmente avviate.
La Corte non poteva che stigmatizzare le oggettive criticità del bilancio 2013 delle quali, si riconosce, l’amministrazione ha “piena consapevolezza”. E chi, infatti, più dell’amministrazione insediatasi nel secondo semestre di quell’anno, può essere consapevole di tali criticità? Abbiamo trovato: ritardi plurimensili nei pagamenti alle partecipate, salari arretrati di tre mensilità all’ATM e (meno) a Messinambiente, il blocco degli stipendi ai dipendenti del Comune evitato solo per l’anticipazione di 15 milioni corrisposta dal Ministero dell’Interno nel mese di maggio, ritardi cronici nei pagamenti delle fatture superiori agli obiettivi posti ai Comuni, sforamento del patto di stabilità, blocco di ogni assunzione per deficitarietà strutturale, un piano di riequilibrio palesemente insostenibile.
È quello che il sindaco Accorinti ha definito “Hiroshima dopo la bomba”. In queste condizioni, appena insediati, siamo riusciti nello stesso 2013 a riallineare progressivamente le mensilità delle partecipate, garantire senza intoppi gli stipendi ai dipendenti del Comune, corrispondere loro il salario accessorio 2012, pagare – pur con ritardo – i fornitori, assorbire nel bilancio 2013 transazioni risalenti al 2006-07 ma mai onorate per mancanza di finanziamento, sostenere l’avvio del rilancio dei servizi pubblici locali, garantire il rispetto del patto di stabilità, rifondare il piano di riequilibrio. Risultati non scontati. Insomma, con notevole fatica, abbiamo avviato la ricostruzione postbellica. Ma sei mesi dopo il 25 aprile 1945 (e per un certo tempo ancora), le città devastate dalla guerra non potevano essere già ricostruite.
Il rendiconto 2014 (oggi in approvazione in Giunta) darà evidenza che il percorso di risanamento è stato decisamente intrapreso, e i prossimi passaggi sulle società partecipate costituiscono di tale percorso uno snodo decisivo. Naturalmente si tratta di un percorso impegnativo che impone l’adozione di adeguate misure correttive. C’è molto lavoro da fare (anche nel campo organizzativo), ma i progressi già in atto, anche in relazione alla tenuta strutturale del piano di riequilibrio (progressi di cui si darà conto in breve tempo), sono a nostro avviso pienamente incoraggianti.

Il Vice Sindaco e Assessore alle Politiche Finanziarie
f.to Prof. Guido Signorino

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RISPOSTA ALLA NOTA DEI LAB-DEM

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Stupisce che commenti così superficialmente grossolani rispetto a cifre asseritamente ancora non conosciute possano provenire da un ex assessore al bilancio. Il commento, affidato a una nota politica, sembra scritto al tavolino di un bar, raccolto da chi (giustamente) si sorprende dei risultati anticipati, piuttosto che da persone con elevata esperienza amministrativa.

Non esiste alcun tesoretto. Gli oltre 20 milioni destinati ai debiti fuori bilancio sono le risorse previste nel piano di riequilibrio per il 2014, che il Comune ha pienamente rispettato come impegno finanziario e che saranno saldati all’approvazione del piano in virtù dell’anticipazione che il DL 174/2012 prevede per i Comuni in predissesto. Per il resto, l’avanzo è dovuto: a) alle limitazioni di spesa imposte dalla legge (limitazione alle sole spese obbligatorie); b) a una maggior quantità di risorse riscosse rispetto a quelle previste dai dirigenti; c) al lungo lavoro di riaccertamento dei residui (sia attivi che passivi) operato dai Dipartimenti con un approfondimento particolarmente attento, dato il progressivo passaggio al nuovo sistema di contabilità, per il quale la normativa impone un riaccertamento “straordinario” dei residui.

Come ben sa l’ex assessore Beninati, i “residui” sono la zavorra storica dei bilanci degli enti locali. Sono l’eredità delle gestioni che, almeno dagli anni ’90, hanno drogato i conti pubblici, al punto da costringere il legislatore a costruire una lunga strategia di accompagnamento verso il novo sistema (europeo) di contabilità, più volte rinviato per l’impossibilità di gestire le criticità accumulate negli anni. Ancora il 2015 segna non già il passaggio al nuovo sistema, ma l’avvio di un percorso che richiederà tre anni di tempo per concludersi con la messa a regime di un criterio di gestione “per cassa” dei conti comunali. Ad esempio, una sera della metà degli anni 90 il Comune effettuò un pagamento miliardario ad AMAM, salvo poi ripeterlo identico l’indomani mattina, senza però procedere poi al recupero della somma indebitamente versata. Risultato? I soldi erano in cassa di AMAM (che li spendeva), ma il Comune non li perdeva dalla sua contabilità, mantenendo un residuo attivo di 15 milioni di Euro.

Nel procedere al riaccertamento secondo legge, si è determinato un importante saldo attivo in conto residui, che produce il risultato positivo del bilancio. Beninati dovrebbe ben conoscere queste operazioni, visto che il “magico” avanzo da lui sottoscritto negli anni ’90 per oltre 300 miliardi di lire era il risultato di operazione in tutto analoga. Il risultato del bilancio 2014 somiglia molto più al duo Beninati-Saja che non a quello Buzzanca-Miloro!

La differenza tra questa gestione e quella di venti anni fa è che allora l’avanzo poteva essere speso, sostenuto com’era dalla gestione “di competenza”, determinando “residui attivi” da lasciare in eredità agli esercizi futuri, mentre adesso il surplus finanziario deve essere impegnato per fare pulizia nel bilancio, eliminando le scorie tossiche dei residui eccedenti e precedenti, al fine di transitare progressivamente a un regime di contabilità “per cassa”, in cui si possa spendere solo ed esclusivamente quanto si è riscosso nell’anno. Quest’anno, col riaccertamento, sono stati eliminati residui attivi a sette zeri. Bisognerà, però, sui residui rimanenti, costruire un fondo di accantonamento molto sostanzioso che, in tre anni, dovrà coprire l’intero ammontare dei residui di dubbia esigibilità (quelli vecchi più di cinque anni). Facile prevedere che nel bilancio 2015 l’intero avanzo libero verrà assorbito dal fondo per i crediti di dubbia esigibilità.

La differenza tra questa gestione e le precedenti è che prima i debiti fuori bilancio non erano “visibili” e non venivano riportati nelle relazioni al bilancio. Adesso, invece, sono attentamente rendicontati e sono stati oggetto della elaborazione di un piano di riequilibrio che attende di essere esitato dalla Commissione per la stabilità finanziaria degli Enti Locali per essere sottoposto alla valutazione della Corte dei Conti.

Fare intendere che i soldi non sono stati spesi per incapacità è dire una superficialità comprensibile in chi non conosce i vincoli cui è sottoposto un Ente in deficit. Ma chi ha maturato importanti esperienze amministrative, non può non sapere che questi vincoli riguardano sia la capacità di spesa (limitate alle spese obbligatorie) che la capacità assunzionale. Allo stesso modo il richiamo ai lavoratori dei servizi sociali che protestano per i ritardi nei pagamenti è poco accorto, se non accompagnato dall’informazione che, nella più gran parte dei casi, questi ritardi sono dovuti alla tardiva fatturazione da parte delle cooperative o a problemi tecnici del Dipartimento dei Servizi Sociali nella gestione delle fatture elettroniche, non a problemi di Ragioneria. Per ciò che riguarda i pagamenti a Messinambiente, deve andare a regime l’efficiente gestione della liquidazione da parte del Dipartimento Ambiente, ma il ritardo medio di questa amministrazione è stato di 6 giorni, mentre dal 2012 a oggi il ritardo medio sotto Buzzanca era stato di 10 giorni e sotto Croce 12. Nessun ritardo è accettabile, ma il percorso in atto è quello della riduzione. E i lavoratori lo sanno anche se, giustamente, protestano. E ancora sulle partecipate, è ai nastri di partenza la proposta di accorpamento dei servizi, sostanziata dalle analisi delle contabilità aziendali; questa potrà consentire, a parità di uscite per il Comune, di mantenere i livelli occupazionali in una condizione di equilibrio economico, assegnando al piano di riequilibrio il reperimento delle risorse per la liquidazione dei debiti passati.

La ragioneria ha nel 2014 ridotto in maniera molto sensibile i tempi di pagamento, grazie alla miglior gestione della cassa. Inoltre, il bilancio 2014 offre un ampio margine di “sicurezza” in termini di stabilità strutturale dell’Ente, con otto parametri rispettati su 9 applicabili, e (a differenza degli anni 2011 e 2012 e in linea col consuntivo 2013) rispetta il patto di stabilità. Il ricorso all’anticipazione di tesoreria, nel 2014, si è ridotto di 50 milioni, determinando un risparmio in conto interessi di 200.000 Euro e la tendenza sembra consolidarsi nel primo quadrimestre 2015.

Stiamo dicendo che va tutto bene e che si è tutto messo a posto? Niente affatto. Ci sono da gestire le criticità strutturali e storiche: i debiti fuori bilancio, la marea dei residui, l’eccesso di ricorso alla tesoreria. Per il primo punto, attendiamo le valutazioni sul piano di riequilibrio; per il secondo occorrerà continuare l’incisivo lavoro di pulizia attivato e lavorare intensamente nel campo della riscossione (sulle entrate tributarie ed extratributarie in particolare), rimuovendo così anche la terza criticità. Siamo perfettamente consapevoli che il riequilibrio finanziario del Comune di Messina è tutt’altro che una passeggiata, ma stiamo lavorando proprio in questa direzione e i risultati del bilancio 2014 (ovviamente non risolutivi) sono assolutamente incoraggianti. Auspichiamo anche noi che il lavoro della magistratura faccia chiarezza, andando anche a ricostruire la storia e rintracciare l’origine della montagna di debiti e residui che, adesso, la città deve smaltire. Sarà bene che i cittadini conoscano i fatti, magari prescritti, che hanno determinato il disastro che stiamo adesso, faticosamente, gestendo. Non con magie, ma con impegno serio, costante e quotidiano.

Guido Signorino
Vicesindaco e Assessore al Bilancio
Comune di Messina

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NOTIZIA DEL CAPPERO

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Caro Direttore,
sulla Gazzetta del Sud del 26 Aprile è apparsa, sotto il titolo “Il retroscena”, una notizia falsa. Ho sempre ritenuto inutile rispondere a gossip non conducenti e anche in questo caso reputavo del tutto superfluo replicare. Siccome, però, la notizia viene ripresa e rilanciata sui social come fosse vera, alimentando strumentalmente voci del tutto infondate su inesistenti “accordi”, mi corre l’obbligo di smentire ufficialmente.

Non che ci sarebbe nulla di male, ma è semplicemente falso che nell’agosto 2013 io abbia pranzato presso la villa dell’On. D’Alia a Lipari assieme al dott. Le Donne. È falso che sia stato l’On. D’Alia a fare buoni uffici presso me e il Sindaco Accorinti perché il dott. Le Donne venisse nominato Segretario Generale e Direttore Generale del Comune di Messina. Fino al 26 Aprile 2015 ignoravo che l’On. D’Alia avesse una villa a Lipari e nell’Agosto 2013 non mi sono mai recato alle Isole Eolie. Naturalmente il cronista non rivelerà mai la “fonte” del presunto scoop, ma è giusto chiederglielo, visto che nessuno potrà mai esibire alcuna evidenza (nemmeno un biglietto di aliscafo) per comprovare, sia pure “di striscio” o induttivamente, l’asserito pasto. Sarebbe giusto sapere chi è l’autore di questa bufala che, se pronunciata il primo di aprile, avrebbe un chiaro sapore di “pesce” e, per lo meno, la giustificazione della burla.

Conosco il dott. Le Donne dal 1979, quando eravamo colleghi di studio presso la Facoltà di Scienze Politiche (lui al primo e io all’inizio del terzo anno del corso di laurea), per aver condiviso molte battaglie ideali (pur non avendo mai militato negli stessi partiti, organizzazioni o associazioni). A quel tempo l’On. D’Alia aveva 13 anni. Renato Accorinti conosce il dott. Le Donne dalla stessa epoca (se non da prima). Con tutto il dovuto rispetto, non avevamo bisogno dell’On. D’Alia per contattare il dott. Le Donne.

I rapporti dell’amministrazione con tutti i parlamentari messinesi, di ogni schieramento, sono stati e sono improntati alla massima collaborazione, nella più piena trasparenza, avendo tutti ben chiaro che solo un lavoro istituzionale coordinato e ben condotto può ottenere risultati positivi per la nostra città. È in questa ottica che l’amministrazione agisce politicamente in città, in Regione, in Parlamento, presso il Governo.

MESSINA, 09.05.2015

Guido Signorino
Vicesindaco di Messina

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