FUGGIRE O MORIRE. ROTTE MIGRATORIE E LUOGHI DI ACCOGLIENZA

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locmedu4_buonoDomani, sabato 26,  alle ore 18, al Palacultura, si svolgerà l’incontro pubblico dal titolo “Fuggire o morire. Rotte migratorie e luoghi di accoglienza”, alla presenza del sindaco, Renato Accorinti, e dell’assessore alle politiche sociali, Nina Santisi. Interverranno la psicologa del team MEDU (Medici per i Diritti Umani) e coordinatrice del progetto “ON.TO” (http://www.mediciperidirittiumani.org/progetto-on-to/), Flavia Calò, e lo psichiatra e psicoterapeuta del team MEDU, Peppe Cannella. Sono inoltre previsti contributi dell’Ufficio Diocesano Migrantes e del circolo Arci Thomas Sankara. Si parlerà di rotte migratorie, di traversate del deserto, di abusi e torture che i migranti subiscono lungo la loro strada. L’iniziativa, cui sono invitati a partecipare associazioni, medici, psicologi, cittadine e cittadini, mira a diffondere l’esperienza e il lavoro di MEDU anche nella nostra città, che accoglie bambini, donne e uomini in fuga dalla fame e dalla guerra, per costruire insieme un’accoglienza più umana. “Troppo spesso nel nostro paese – si legge sul sito ufficiale del MEDU www.mediciperidirittiumani.org –  l’arrivo di migranti e rifugiati è percepito come “l”invasione” di una massa indistinta. Affermazioni come “aiutiamoli a casa loro” o la sua variante più xenofoba “se ne restino a casa loro” oppure ancora “accogliamo i rifugiati ma i clandestini devono essere respinti” sono spesso patrimonio di molti politici oltre che del luogo comune. Il rapporto predisposto dal MEDU, basato sulle storie e le testimonianze di centinaia di migranti forzati provenienti sia dall’Africa occidentale che dal Corno d’Africa, cerca tra l’altro di fornire elementi di comprensione di un fenomeno così complesso, al di là di pericolose e fuorvianti semplificazioni. Il Rapporto “Fuggire o morire. Rotte migratorie dai paesi sub-sahariani verso l’ Europa” si basa sulle informazioni raccolte da Medici per i Diritti Umani (MEDU) nei primi 6 mesi di attività del progetto “ON TO: Stopping the torture of refugees from Sub-Saharan countries along the migratory route to Northern Africa” presso i Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) per richiedenti asilo in provincia di RAGUSA e il Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA) di MINEO, in provincia di Catania. Vengono inoltre riportati dati e testimonianze raccolti nel corso di undici mesi di attività presso alcuni insediamenti informali di migranti forzati a ROMA: edifici occupati, baraccopoli, stazioni ferroviarie. Questo rapporto analizza in particolare le conoscenze acquisite sulle rotte migratorie e il traffico di esseri umani lungo il percorso verso il Nord Africa oltre che sul tipo di violenze e torture che i migranti subiscono nel corso di questo lungo viaggio. Dalle evidenze raccolte emerge che il business dell’ immigrazione nel deserto del Sahara, in Libia e nel Mar Mediterraneo risulta essere sempre più una rete proteiforme, gestita sia da gruppi di trafficanti altamente organizzati sia da individui non professionisti che agiscono autonomamente. Il rapporto descrive inoltre le conseguenze psicologiche e fisiche del trauma vissuto dai migranti nel loro paese d’origine o nel corso del percorso migratorio. Secondo le testimonianze raccolte, tra le le forme più frequenti di tortura e di trattamenti inumani e degradanti vi sono: percosse e altre forme di traumi contusivi; privazione di cibo e acqua, pessime condizioni igienico-sanitarie; percosse ai piedi (falaka); sospensione e posizioni stressanti (ammanettamento, posizione in piedi per un tempo prolungato, ecc); minacce di violenze e di morte ai danni dei migranti o delle loro famiglie; violenze e oltraggi sessuali, oltraggi religiosi e altre forme di trattamenti degradanti; privazione di cure mediche; aver assistito ad episodi di tortura e trattamenti crudeli nei confronti di altre persone. Le violenze si sono verificate nella maggior parte dei casi in Libia. Dall’analisi delle storie individuali, risulta evidente che la tradizionale dicotomia tra rifugiati e migranti economici sembra essere più un concetto astratto che uno strumento in grado di comprendere adeguatamente una realtà così complessa. E’ indubbio, ad esempio, che i richiedenti asilo provenienti dall’Africa occidentale partono in cerca di una vita migliore, ma allo stesso tempo la gran parte di loro – allo stesso modo degli Eritrei che fuggono da una dittatura brutale – è in fuga da una moltitudine di drammatiche circostanze che rappresentano spesso una minaccia per la stessa vita. Indipendentemente dal paese di origine, molti di loro devono dunque essere senza dubbio considerati migranti forzati. I sistemi di accoglienza in Italia e in Europa devono necessariamente tenere in considerazione le molteplici vulnerabilità dei richiedenti asilo che hanno affrontato il viaggio dal momento che tali fattori permangono anche dopo l’arrivo”.

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(fonte http://www.stampacomunemessina.it/ )

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